Responsabilità medica e danni da parto

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Gravidanza e parto rappresentano due momenti molto importanti nella vita dei futuri genitori e necessitano, anche dal punto sanitario, di cura ed attenzione, al fine di evitare danni alla madre o al bambino.

Talvolta, infatti, gestazione e parto sono segnati da errori od omissioni mediche che determinano lesioni, di diversa gravità, alla madre o al nascituro, il quale può, ad esempio, essere esposto a lesioni extracraniche, lesioni dei nervi faciali o periferici, lesione del plesso brachiale, ecc….

Dette lesioni, se conseguenza di un’errata condotta dei medici, possono determinare in capo al bambino il diritto al risarcimento del danno a carico della struttura sanitaria.

Anche i familiari possono avere, di riflesso, diritto al risarcimento del danno per la sofferenza e lo sconvolgimento delle abitudini di vita conseguenti alla nascita di un bambino portatore di una lesione permanente.

La giurisprudenza, negli ultimi tempi, è stata infatti chiamata a valutare l’esistenza e l’ammontare del danno riportato dal minore a seguito di lesione del plesso brachiale, conseguenza di errate manovre mediche commesse in fase di parto.

In tali casi, sia i Tribunali di merito (così Tribunale di Roma, Sezione XII, sentenza del 14/01/2014), sia la Corte di Cassazione (così Cass. Civ., Sez. III, 16/02/12, n. 2228), oltre al risarcimento del danno alla persona riportato dal neonato, hanno riconosciuto ai genitori dello stesso una somma, equitativamente determinata, a ristoro delle sofferenze subite, di riflesso a quelle patite dalla vittima, anche “in considerazione della natura delle lesione e della loro oggettiva incidenza sullo svolgimento dei rapporti affettivi e di convivenza”.

La Suprema Corte ha invero chiarito che “al genitore di persona che abbia subito la paralisi ostetrica del braccio destro all’esito di errato intervento in sede di parto spetta il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto in conseguenza di tale evento, dovendo ai fini della liquidazione del relativo ristoro tenersi in considerazione la sofferenza (o patema d’animo) anche sotto il profilo della sua degenerazione in obiettivi profili relazionali” (così Cass. Civ., Sez. III, 16/02/12, n. 2228).

Come riportato nella pubblicazione “La nascita indesiderata”, tratto dal volume “Il danno alla persona”, opera diretta da Paolo Cendon ed Augusto Baldassari, “il panorama dei danni risarcibili in caso di lesioni da parto prevede, ovviamente, il risarcimento di tutti i danni morali e biologici subiti dal neonato.
Anche i genitori hanno diritto ad un risarcimento per la grave compromissione della vita familiare subita a causa dell’imperizia medica e per l’enorme sofferenza patita
” (cfr. 2.4 (Segue): lesioni cagionate al nascituro in occasione del parto, in “La nascita indesiderata”, contributo di Francesca Palumbi, contenuto nel volume “Il danno alla persona”, a cura di Paolo Cendon ed Augusto Baldassari, pagine 970 e seguenti).

A ciò andrà, inoltre, aggiunto il danno patrimoniale, che consiste, non solo nelle spese sostenute per le cure mediche e le terapie, ma anche nei costi preventivabili per le future spese mediche e di assistenza.

Pertanto, in caso di responsabilità sanitaria nella causazione di traumi da parto, oltre all’accertamento del diritto al risarcimento del bambino, andrà valutata la sussistenza di circostanze idonee a richiedere altresì il ristoro della sofferenza patita dai genitori e/o dagli stretti congiunti.

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