Quando un figlio rifiuta un genitore: come affrontare il rifiuto genitoriale
Nelle separazioni caratterizzate da una forte conflittualità può accadere che un figlio manifesti un rifiuto persistente nei confronti di uno dei genitori, fino a non volerlo incontrare o a interrompere la relazione.
È una situazione particolarmente delicata, che non consente risposte automatiche. Le ragioni del rifiuto possono infatti essere molto diverse: difficoltà maturate direttamente nella relazione con il genitore, esposizione al conflitto familiare, paura, conflitti di lealtà, comportamenti svalutanti dell’altro genitore o, nei casi più gravi, esperienze di violenza o altre situazioni pregiudizievoli.
Il punto di partenza deve quindi essere la comprensione delle ragioni concrete del comportamento del figlio, evitando di attribuire immediatamente la responsabilità all’uno o all’altro genitore.
Il nostro ordinamento riconosce al figlio il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Il principio di bigenitorialità, tuttavia, deve essere applicato tenendo sempre presente il superiore interesse del minore.
Quando la relazione con uno dei genitori si interrompe, l’obiettivo può essere quello di favorirne la ricostruzione, ma modalità e tempi devono essere individuati sulla base della situazione concreta. La frequentazione non può essere considerata un risultato da perseguire in modo automatico, senza prima comprendere le ragioni del rifiuto e le conseguenze che determinate misure potrebbero avere sul figlio.
La Riforma Cartabia ha rafforzato la centralità dell’ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano. Gli artt. 473-bis.4 e seguenti del codice di procedura civile ne disciplinano oggi modalità e presupposti.
Ascoltare il minore non significa attribuirgli la responsabilità di scegliere tra i genitori. L’ascolto consente invece al giudice di conoscere direttamente le sue opinioni, i suoi bisogni e le sue paure, valutandoli alla luce dell’età e della capacità di discernimento.
Nei casi di rifiuto genitoriale questo momento può risultare particolarmente importante, perché permette di comprendere meglio le dinamiche familiari senza affidarsi esclusivamente alle contrapposte ricostruzioni degli adulti.
Non esiste un unico provvedimento adatto a tutte le situazioni. Il giudice può, a seconda del caso, modificare le modalità di affidamento e frequentazione, acquisire informazioni dai servizi sociali, disporre una consulenza tecnica quando necessaria, nominare un curatore speciale del minore nei casi previsti dalla legge o adottare ulteriori misure relative all’esercizio della responsabilità genitoriale.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte sottolineato la necessità di accertare concretamente i comportamenti dei genitori e di adottare provvedimenti proporzionati, evitando soluzioni fondate su automatismi.
La finalità dell’intervento giudiziario non è punire un genitore, ma individuare la soluzione che meglio protegga il figlio e, quando possibile e rispondente al suo interesse, favorisca il recupero di una relazione familiare equilibrata.
Accertamento dei fatti, ascolto del minore e valutazione del suo superiore interesse rappresentano i punti centrali dell’intervento giudiziario. L’obiettivo deve rimanere la tutela concreta del figlio, anche nella scelta delle modalità e dei tempi attraverso i quali affrontare una relazione genitoriale entrata in crisi, cercando di non far scontare al minore, che non ha colpe, i gravi effetti del conflitto.

